lunedì 12 novembre 2012

Smart city, dove i bit si fondono con gli atomi delle case e delle strade, ma gli uomini restano al timone

Le città e le aree urbane sono complessi ecosistemi che oggi si confrontano con immensi problemi in termini di sviluppo, inclusione, trasporti, clima, sicurezza, infrastrutture.
La crisi attuale non fa che acuire le difficoltà e molte realtà si trovano in una condizione di declino in termini di prospettive e, soprattutto, di qualità della vita percepita dagli abitanti.
La situazione nei piccoli insediamenti rurali o maggiormente decentrati non è migliore, con evidenti fenomeni d’invecchiamento della popolazione e declino economico.
Le città, che concentreranno sempre più la popolazione mondiale, rappresentano allo stesso tempo un catalizzatore di problemi ma anche di soluzioni e straordinarie opportunità abilitate da tecnologie fino a ieri solo immaginarie. Devono divenire un ambiente propizio per l’innovazione, la partecipazione dei cittadini, lo sviluppo delle imprese, che possono contribuire con nuova forza grazie alla pervasività della rete e alla disponibilità di servizi e applicazioni.
In un contesto dinamico come quello attuale, specie in termini di accesso diffuso alle tecnologie, è indispensabile comprendere come soluzioni legate ad una logica top down possano risultare limitative e addirittura controproducenti per le città.
Basti pensare a come, nel giro di pochi anni, Internet e i social media siano stati in grado di rivoluzionare in modo evidente alcuni presupposti del vivere umano: le relazioni, la ricerca del lavoro, l’accesso alle informazioni, la fruizione culturale, e così via.
Questi cambiamenti non sono avvenuti grazie ad una pianificazione calata dall’alto, bensì perché connessi ad intuizioni brillanti – nuove applicazioni o piattaforme – e ad una massa critica di user che, adottando queste soluzioni, ne ha decretato il successo e indirizzato gli sviluppi futuri. O ne ha causato il fallimento prematuro.
D’altro canto, la strada verso la smart city è fatta di pianificazione a medio - lungo termine, di standard adottati e condivisi, di visione infrastrutturale d’insieme.
La sfida è quindi integrare in modo efficace il nuovo “spazio digitale della città” - fatto di connettività e apparati, di capacità di calcolo e storage, di applicazioni verticali e servizi - con strumenti e soluzioni in grado di abilitare fattivamente quel civic empowerment che è la reale scommessa della città intelligente: quella dove la misura della smartness è data da una diversa percezione della qualità della vita, a cui gli stessi abitanti hanno contribuito con il loro agire quotidiano.
Definire cosa sia concretamente una smart city non è cosa semplice.  È un concetto indubbiamente utile per sostenere programmi di finanziamento e mobilitare intelligenze connettive. Ha l’indubbio vantaggio di possedere quasi “geneticamente” la capacità di stimolare la collaborazione fra ambiti professionali normalmente distanti fra loro.
Di certo interessi significativi  vi ruotano intorno, sostenuti dai produttori di tecnologie e dalla necessità di trovare una strada per i problemi delle città.
Ma non è un prodotto. È difficile pensare di poter acquistare la smart city pronta all’uso, perché ogni soluzione, per funzionare, non potrà che essere frutto di una governance inclusiva, di collaborazione con le imprese, di azioni di co-progettazione con gli utenti, i quali, oltretutto, sono gli unici che ne decreteranno o meno il successo.
Nella difficoltà a fornire una definizione precisa, meglio forse accettare che esistono tante smart city quanti sono coloro che intendono realizzarle – ricordare che ogni città è diversa dalle altre -  e ipotizzare invece una lettura forse più umile che presenti a grandi tratti le diverse prospettive con cui riconoscerle.

Mi nutro di Big Data[1]
Da alcuni anni la diffusione di reti wireless, sensori ed embedded system[2] ha reso disponibile un nuovo set di opportunità per il monitoraggio e il controllo automatizzato della città. Queste tecnologie sono pervasive, rendono misurabile il funzionamento del territorio e delle attività che lo animano. E soprattutto producono dati, una enorme quantità di dati.
La smart city è riconoscibile perché raccoglie, analizza ed estrae valore dalle informazioni, si dota di strumenti avanzati per processare grandi quantità di dati.

Ho partorito una nuova generazione di servizi
L’effetto dirompente del cosiddetto web 2.0 ha mutato completamente i comportamenti in rete e influenzato il mondo reale del commercio, delle relazioni, dei viaggi, della fruizione culturale, e tanto altro ancora. Anche le attività delle amministrazioni pubbliche ne sono state gradualmente influenzate,  sempre di più si osserva l’adozione di paradigmi del web 2.0 nella ridefinizione dei servizi erogati, fino a giungere a proposte dirompenti come la New Urban Mechanics di Boston[3] che propone applicazioni che trasferiscono ai cittadini una parte, seppur minima, della gestione delle attività urbane.
La smart city è riconoscibile perché adotta soluzioni di crowdsourcing[4], rende interattivi i siti web e genera valore sui propri canali grazie alla partecipazione degli utenti che ne migliorano la credibilità, l’affidabilità e la qualità complessiva. E soprattutto eroga gran parte dei suoi servizi digitalmente.

Sono percorsa da un nuovo umanesimo
La pervasività della rete, unita alla diffusione di device sempre connessi, hanno reso possibile la nascita di nuove forme di partecipazione e influenza che nascono dal basso. Sono azioni in grado di incidere fortemente sulle amministrazioni, sulle scelte politiche, sui comportamenti degli abitanti, sulla qualità della vita e dei servizi e durante le situazioni di emergenza. La scintilla che fa attivare queste iniziative è legata all’intuizione e alla creatività degli individui, ma da sola non è sufficiente. Occorre massa critica e che la popolazione locale possegga una cultura digitale sufficientemente approfondita.
La smart city è riconoscibile dalla presenza di questi fenomeni, dalla loro incisività, dall’attenzione che vi pongono le amministrazioni, dalle forme di auto-organizzazione che si sviluppano sui social media, specie nei momenti di crisi. La smart city vede nascere fenomeni di participatory sensing[5].

Sono curiosa di sapere cosa pensi
La competizione fra le città è un fenomeno noto e la storia è ricca di esempi vincenti e tristi casi di declino. La storia continua, ma nuovi indicatori sono sempre più importanti nel decretare le probabilità di successo.
Oggi la capacità di attrarre investimenti, talenti, intelligenze e visitatori è legata alle reti – non più solo fisiche ma anche digitali - con cui un territorio è connesso; dipende dalla qualità ambientale e climatica che riesce ad esprimere; è influenzata dalle prospettive occupazionali e dalla presenza di forme di sostegno alle giovani impresi; si misura anche con la cura che le istituzioni dedicano alla presenza online.
La smart city è riconoscibile dalla credibilità di cui gode in rete, dai rating delle attività commerciali e industriali, dalla  notorietà dei suoi prodotti materiali e immateriali, dalla disponibilità di banda larga e accessi a Internet.

Mi fido di te
Ci sono oggi tutti i presupposti tecnologici e normativi perché le attività  delle amministrazioni pubbliche siano interamente digitalizzate. In questa situazione, la storica presenza sul territorio degli sportelli pubblici non è più indispensabile. Se il servizio è digitalizzato vi si può accedere online, oppure tramite intermediari in grado di semplificare la vita all’utente o consentire un risparmio in termini di costi per le amministrazioni.
La smart city è riconoscibile perché ripensa in una logica multicanale le modalità con cui eroga i suoi servizi, riduce la propria presenza fisica per concentrare gli sforzi sulla qualità delle prestazioni e sulla capacità di interagire con i suoi abitanti.

Le mie porte sono aperte
La dottrina dell’open government è ormai diffusa in tutto il mondo, anche in Italia molte realtà stanno traendone spunti per il miglioramento della governance locale e una maggiore trasparenza dell’azione amministrativa.
La smart city si riconosce perché pratica l’open data e ispira la propria azione politica ai principi dell’open government: collaborazione, trasparenza, partecipazione.

Mi peso tutte le mattine
Una città che consuma più di quanto possa permettersi non è intelligente: suolo, energia, aria respirabile, acqua, salute e tempo dei suoi abitanti sono risorse che vanno preservate. Sono i fattori chiave che dovrebbero guidare le scelte degli amministratori.
La smart city si riconosce dalle politiche che attua concretamente sui diversi piani: è fattiva, non si ferma alle enunciazioni, si dota di strumenti di monitoraggio e supporto alle decisioni, condivide i risultati con i cittadini.

Conosco ogni angolo di me
La città deve essere in grado di conoscere ciò che accade  sul proprio territorio ai diversi livelli di operatività: mobilità, ambiente, economia, sicurezza, ecc. Il monitoraggio e la possibilità d’intervento sono garantiti dalla capacità di integrare insiemi di dati provenienti da fonti diversificate e di connetterli alla rappresentazione del territorio. Questa integrazione avviene sia fra i sistemi usati per la gestione delle funzioni istituzionali degli enti, sia fra sistemi di enti diversi.
La smart city si riconosce perché adotta infrastrutture per i dati territoriali che consentono di superare le specificità connesse all’origine del dato, per generare viste d’insieme in  grado di correlare entità diverse, utili per il controllo e la programmazione della città.
I data base delle istituzioni e delle utilities si trasformano in sistemi di monitoraggio e allerta in grado di misurare giorno per giorno le variazioni nella vita degli immobili, delle aziende, dell’ambiente, dei cittadini.

Mi piace esprimermi liberamente
Nel successo di una città, la cultura, la condivisione della conoscenza e l’innovazione hanno un ruolo strategico. Concedere spazio alla comunicazione, alla creatività, alle produzioni artistiche che vengono dal basso, crea le condizioni per la riqualificazione di aree urbane e la nascita di nuove economie dell’immateriale.
La smart city si riconosce per l’attenzione che dedica all’arte in tutte le sue forme, per la capacità di concepire modelli di fruizione anche digitale del patrimonio culturale e per gli investimenti che dedica al sostegno della creatività.

Penso anche a te[6]
La città vincente è inclusiva, cosmopolita, fisicamente e digitalmente accessibile. Per essere tale deve essere progettata in modo universale, pensata per agevolare la vita di categorie ampie di persone: stranieri, diversamente abili, visitatori, bambini, anziani, ecc.
La smart city si riconosce perché concepisce ambienti, servizi e prodotti in modo che siano accessibili a tutti e necessitino del minor numero possibile di adattamenti  per essere fruiti.

Pianifico il mio futuro
Una lettura attenta della propria storia e delle proprie vocazioni culturali ed economiche è alla base della scelte strategiche della città intelligente. Le esperienze di metropoli lontane possono essere di grande aiuto per stimolare la creatività dei progettisti ed evidenziare soluzioni innovative, ma è necessario individuare una via che valorizzi le specificità locali.
La smart city si riconosce perché pianifica il proprio sviluppo cercando di cogliere il territorio nella sua poliedrica interezza, ipotizzandone una gestione integrata e coordinata a tutti i livelli grazie al supporto delle tecnologie.
Da qualsivoglia prospettiva le si voglia guardare, le smart city sono una sfida.
Per le amministrazioni locali significa dotarsi di una visione di medio - lungo termine, che vada oltre le scadenze elettorali e consenta pianificazione e coinvolgimento attivo di molteplici stakeholder. Servono nuove forme low cost di finanziamento dei progetti anche in tempo di crisi, che si basino sulle prospettive di risparmio ed efficienza. Gli amministratori devono accettare che sta cambiando il concetto di territorio comunemente inteso, a cui si affianca sempre di più uno spazio digitale altrettanto rilevante per i cittadini e per i servizi. Con l’introduzione di grandi infrastrutture tecnologiche per la gestione delle funzioni urbane, le città dovranno predisporsi per aumentare sempre di più la governabilità real time, cioè assumere decisioni in modo molto rapido sulla base di sistemi di analisi di grandi quantità di dati: qualità dell’aria, traffico, commenti dei cittadini, consumi, ecc.
Ma la sfida forse più ardua è la capacità di diffondere una nuova cultura digitale, che promuova la condivisione e la collaborazione, la nascita di community e la partecipazione attiva alla vita e alle decisioni che riguardano le città.
Probabilmente smart city non è, oggi, un concetto pienamente reale. È forse più uno scenario futuro o, ancora meglio, una prospettiva di sviluppo che sottolinea come alcune tecnologie e la loro diffusione siano in grado di abilitare soluzioni efficaci e, soprattutto, di aiutare i cittadini a modellare attivamente la città che vivono. 

Questo articolo è stato pubblicato su “Il percorso verso la città intelligente” edito da Cittalia.

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