lunedì 10 febbraio 2014

In Australia alla ricerca delle smart city

Viaggio alla scoperta dei motivi che rendono le città australiane fra i luoghi più vivibili del pianeta

Vari studi e classifiche posizionano le metropoli australiane ai primi posti nel mondo in termini di vivibilità[1].
Abbiamo esplorato questa terra lontana durante l’estate australe, con un assetto da famiglia in vacanza, accompagnati però da una “insider” italiana che vive attualmente nel paese e che ci ha fatto osservare molti aspetti della vita di tutti i giorni che altrimenti sarebbero sfuggiti.
Le tappe del nostro viaggio, che ha toccato tre stati e città di diverse dimensioni, saranno la traccia per le nostre considerazioni.

Il nord est del Queensland

Iniziamo il nostro viaggio dalla zona tropicale dell’Australia, atterrando a Cairns e spostandoci immediatamente a Port Douglas che sarà il punto di partenza per l’esplorazione di questa zona.
Il nord est del Queensland è noto soprattutto per la presenza della Great Barrier Reef[2] - che protegge per migliaia di chilometri la costa creando un ambiente marino straordinario – e per la Tropical Rainforest[3], una regione che ospita animali rari e piuttosto curiosi.
Le città della zona vivono di turismo e agricoltura.
Port Douglas è una splendida cittadina di 5000 anime con una forte vocazione turistica e un porto che ospita decine di barche che portano sulla barriera corallina.
La prima cosa che colpisce è l’attenzione alla cura dello spazio pubblico. La grande Four Mile Beach, una lingua di spiaggia libera lunga più di sei chilometri senza alcuno stabilimento balneare, è attrezzata con puntuali postazioni che avvertono della presenza di animali pericolosi e mettono a disposizione il liquido per intervenire immediatamente nel caso si venga urticati dalle meduse. Nella zona centrale della spiaggia, vicino alla cittadina, ci sono i bar circondati da grandi prati ben curati, i bagni pubblici, le fontane con l’acqua potabile e le docce, oltre alle torrette dei bagnini. Apprezziamo il servizio, completamente gratuito, convinti che sia una caratteristica del piccolo paese turistico.
Scopriremo invece che tutte le spiagge australiane, anche quelle in città, sono libere e hanno un efficiente servizio di soccorso che viene insegnato nelle scuole. Spesso le aree circostanti sono corredate di tavoli all’ombra e panchine. È più difficile trovare una birra – le restrizioni sull’alcool sono piuttosto rigide nel paese – che una toilette o un sorso d’acqua fresca e filtrata.
Durante il nostro soggiorno visitiamo varie case di residenti, tutte immerse in una rigogliosa natura tropicale, scoprendo che le porte delle abitazioni vengono chiuse raramente a chiave e le serrature praticamente non esistono. Le protezioni ci sono - grandi zanzariere per gli insetti e robuste staccionate contro i coccodrilli per le case vicino all’acqua (!) - ma nulla contro i ladri. Il fenomeno è sconosciuto o quasi.
I locali si muovono prevalentemente in auto, i ragazzi sotto i 16 anni in bicicletta con il casco obbligatorio per tutti, moto e scooter sono misteriosamente inesistenti, nonostante il clima tropicale durante tutto l’anno.
Alloggiamo in un piccolo resort vicino al porto, immerso nel verde. La struttura è smoke free dentro e fuori, ci si muove a piede nudi, come peraltro in tutte le case che abbiamo visitato.
Usciti da Port Douglas, che è bella e curata con la sua atmosfera coloniale, le cittadine che s’incontrano nella zona sono tutte costruite intorno alla strada principale, lunghe strisce di negozi, bar, pub e ristoranti delle diverse cucine etniche, senza un centro storico e tantomeno un punto di aggregazione in evidenza come una piazza o una chiesa. Sono luoghi ordinati ma anonimi, presenti in tutti gli stati che abbiamo visitato, che agli occhi di un europeo sembrano senz’anima e senza attrattività. Per la strada, anche nei luoghi più piccoli, s’incontra gente di tutti i colori, le etnie e le caratteristiche fisiche.

Melbourne e il Victoria

Dalla foresta pluviale ai pinguini[4], lo shock climatico è notevole quando atterriamo a Melbourne dopo poco più di 3 ore di volo. La regione è contraddistinta da un forte variabilità termica e noi capitiamo in un periodo “polare”. Un paio di giorni dopo il nostro rientro in Italia una ondata di calore porterà invece più di 40° in città.
La prima sorpresa sono i mezzi pubblici. È talmente costoso, per quattro persone, prendere i bus per raggiungere la casa affittata in città, che risulta più conveniente noleggiare la macchina per tutti gli otto giorni che trascorreremo esplorando il Victoria.
Per salire sui mezzi del trasporto urbano occorre acquistare per 14 dollari la “Myki”[5], una tessera ricaricabile da cui saranno scalati, a caro prezzo, i consumi. L’unica eccezione è il City Circle Tram, una linea gratuita dedicata ai turisti che effettua un percorso circolare nei due sensi intorno al business district. I mezzi sono d’epoca, con gli arredi ancora in legno e velocità da passeggio.
Una volta deciso, a malincuore, di muoverci in auto, scopriremo che nelle città australiane i parcheggi, oltre ad avere regole complicate da comprendere, sono anche piuttosto costosi. Per fare un esempio, visitare il museo di Melbourne lasciando l’auto nel suo comodo garage sotterraneo, costa 35 dollari oltre al biglietto d’ingresso. Che è nulla in confronto ai parcheggi del centro di Sydney dove i prezzi per una giornata di sosta possono arrivare a 85 dollari.
In verità, una volta capito che occorre selezionare con cura dove parcheggiare, circolare in auto a Melbourne risulta piuttosto semplice e veloce visto che le strade sono ampie e normalmente poco trafficate. Inoltre, per raggiungere parchi naturali e spiagge non si sono alternative migliori. Nonostante il traffico irrisorio rispetto alle città italiane, i guidatori locali sono piuttosto nevrotici, suonano spesso il clacson, anche se una macchina va piano in salita (!), e non perdonano alcuna indecisione alla guida. La cartellonistica stradale australiana è tutt’altro che smart, le indicazioni sono poche e spesso contraddittorie. Uno smartphone con Google Maps è un’ottima soluzione per muoversi in sicurezza.
A Melbourne non c’e’ la metropolitana ma è presente un’ampia rete di tram, che però si muovono sulle strade senza corsie preferenziali. Ciò li rende lenti, soggetti al traffico e piuttosto pericolosi per chi guida.
Ci sono parecchie piste ciclabili e il fiume è circondato da un’area verde che miscela piacevolmente le arterie principali del trasporto con la possibilità di fare sport e rilassarsi nel cuore della città. La cosa che colpisce maggiormente di questa metropoli è l’attenzione a rendere gradevole e fruibile lo spazio pubblico. Ci sono ampi parchi, giardini e aree attrezzate per fare sport senza costi, persino piccole palestre a cielo aperto liberamente fruibili. Il centro nevralgico della città è la nuova Federation Square[6], posta all’ingresso del Business District accanto al fiume e alla stazione ferroviaria. Si tratta di un bell’esempio di architettura contemporanea che punta a rendere accessibile e polifunzionale uno spazio dove si trovano, su vari livelli, uffici, centro civico, bar, ristoranti e il grande centro informazioni turistiche.
Una delle cose più curiose della piazza sono i dispenser da cui si possono estrarre, gratuitamente, sdraie e sedie da regista per rilassarsi sotto agli ombrelloni e magari connettersi alla rete wi fi. La sera le strutture vengono ritirate e l’area diventa un importante punto di aggregazione. Con quest’opera, edificata nel 2002, la città si è data un centro di gravità, cosa che la contraddistingue per esempio da Sydney dove, nonostante la modernità degli edifici del CBD, si stenta a percepire quale sia il centro nevralgico.
A Melbourne, e in Australia in genere, tutti i semafori sono anche acustici, c’è molta attenzione alle barriere architettoniche e al rispetto per le regole di comune convivenza. Ogni area verde, anche la più piccola, è dotata di fontane e toilette, sempre aperte, pulite e fornite di carta. Sono rare le scritte sui muri e tutti quei fenomeni di micro vandalismo che caratterizzano molte realtà italiane ed europee.
I fumatori sono mosche bianche, i posacenere praticamente non esistono anche perché fumare è vietato quasi ovunque, spesso anche all’aperto.
Girare per le città trasmette una piacevole sensazione di sicurezza e tranquillità, la polizia è invisibile, rara da incontrare e sempre con atteggiamento amichevole.
Trascorriamo anche il Capodanno in città, una festa alcool free con migliaia di persone, compresi anziani e bambini, concentrate nella zona di Federation Square per assistere ai fuochi d’artificio che qui vengono sparati in modo sincronizzato dai tetti dei grattacieli più alti, uno spettacolo inusuale e affascinante. Per l’occasione il sistema del trasporto pubblico viene sospeso in tutta l’area centrale e ancora una volta l’auto si rivela il mezzo di trasporto ottimale insieme alle biciclette.
A Melbourne alloggiamo nell’animata zona di Chapel Street, in una casa affittata tramite Air Bnb. Il proprietario è in vacanza quando noi arriviamo e ci ha indicato che troveremo la chiave sotto ad un vaso all’ingresso. Anche qui scopriamo che le porte delle case non hanno serrature o chiavistelli, si lasciano praticamente semi-aperte con il solo “scrocco”.
Dopo aver esplorato la città e la baia che la circonda, partiamo alla scoperta della Great Ocean Road[7], una strada di incredibile valore paesaggistico che alterna scogliere maestose, parchi naturali e spiagge popolate da surfisti. I quasi 300 chilometri da Torquay a Port Fairy sono puntellati di splendidi lookout, comodi parcheggi ben segnalati con terrazze panoramiche in legno - spesso attrezzate per essere accessibili anche ai disabili - che consentono di godere del paesaggio senza arrischiarsi sulle rocce franose. L’ambiente viene rispettato, regolamentato con puntuali cartelli , ma al tempo stesso reso fruibile, non negato come spesso accade nelle riserve italiane dove intere isole vengono chiuse ai comuni cittadini.
Le scogliere della Great Ocean Road sono splendide, ma viene da chiedersi cosa potrebbero essere, se curate allo stesso modo, le Cinque Terre o la Costiera Amalfitana. O, se si potessero vedere, le coste di Montecristo e della Gorgona.

Sydney e il New South Wales

Sydney è una città costruita sull’acqua fra gli intricati fiordi che ne contraddistinguono la costa. Così anche noi decidiamo di privilegiare il mare rispetto alla vita mondana e affittiamo, sempre con Air Bnb, una casa sulla scogliera che circonda Maroubra Beach, zona residenziale con una delle spiagge mitiche per il surf. La proprietaria è in India e ci indica telematicamente che troveremo la chiave per lo “scrocco”, come al solito, sotto ad un arredo da giardino.
Ad un centinaio di metri da casa scopriamo una delle cose più affascinanti di tutto il nostro viaggio, le piscine oceaniche.
Il mare costantemente mosso e importanti flussi di marea consentono infatti di ottenere piscine “naturali” chiudendo con piccoli muri tratti di scogliera e mantenendo un costante ricambio d’acqua, gelida.
Queste vasche, grandi mediamente una trentina di metri e presenti in molte baie della zona, consentono di nuotare e fare il bagno senza pericolo. Sono sempre ben attrezzate, con docce, bagni, spazi per rilassarsi sulle rocce. Naturalmente sono libere. Una volta alla settimana l’amministrazione locale le pulisce all’alba con mezzi appositi per eliminare eventuali alghe e animali indesiderati.
La nuotata appena alzati, nell’acqua gelida, con le onde dell’oceano che entrano schiumando nella vasca, insieme agli abitanti multicolore del quartiere, sarà una delle esperienze più indelebili dell’intero viaggio.
Sydney è sterminata. I quattro milioni e mezzo di abitanti sono sparpagliati in una distesa infinita di casette basse che si rompe solo nel business district dove spiccano i grattacieli che fanno da sfondo all’Opera House. La città, vista con gli occhi del visitatore, sembra non avere un piano regolatore, le strade non sono mai dritte, comprese le superstrade, i semafori sono un’ossessione. Nel New South Wales probabilmente c’è una legge che vieta le rotatorie, alcuni tratti di strada extraurbana sfiorano il ridicolo: nei 40 chilometri che separano l’Harbour Bridge da Palm Beach abbiamo contato 58 semafori.
La zona fra The Rocks, il primo insediamento europeo nel 1788, e il Business Distict è elegante, animata e piacevole da visitare, ma ciò che colpisce di Sydney sono le spiagge. A nord e a sud della città è tutto un susseguirsi di falesie e splendide spiagge[8], sempre libere, perfettamente curate e con un attento servizio di assistenza pronto a intervenire se qualche bagnante si avventura troppo fra i marosi. Il mare è puntellato di surfisti che sfidano le onde.
Le baie della costa sud sono collegate fra di loro da 6 chilometri di piacevole sentiero sulla scogliera che nel week end si popola di centinaia di podisti. Alle spalle delle spiagge ci sono i prati inglesi su cui sdraiarsi, tavoli all’ombra per i pic nic e piccoli bar.
Questa è la dimensione della vivibilità delle città australiane che più ci ha colpito. Eravamo partiti alla ricerca di soluzioni, illusi di scovare tecnologie moderne e innovativi sistemi per rendere più smart le nostre città.
Abbiamo invece scoperto che collegarsi a Internet in Australia è una fatica enorme, e se non avessimo avuto la bella idea di acquistare una sim locale avremmo speso una fortuna o saremmo probabilmente rimasti sconnessi con il mondo per tre settimane. I luoghi pubblici coperti da wi fi non sono più numerosi di quelli italiani e di frequente le reti funzionano a singhiozzo. Negli hotel i prezzi per connettersi sono spesso elevati, nel resort di Port Douglas il wi fi costava 18 dollari al giorno.
I trasporti pubblici sono costosi e lenti, seppur capillari, non ci sono le metropolitane e muoversi in auto è faticoso per i troppi semafori e costoso per i parcheggi.
La smartness australiana che abbiamo percepito noi si concentra intorno a due concetti chiave: civiltà e rispetto per l’ambiente. In queste città si vive bene, ci si sente sicuri in mezzo alle etnie più disparate, si vive il territorio appieno godendo di straordinari spazi pubblici che sono il motore attorno a cui ruota la vita e la serenità di questi luoghi.
Purtroppo sono cose che si comprano, o si apprendono, con fatica. Molta fatica.

Melbourne Smart City

La città è ritenuta una della metropoli più verdi dell’Asia-Pacifico[9], è in testa alla classifica delle città più vivibili del mondo redatta dall’Economist Intelligence Unit[10] nel 2013, un ranking che valuta la capacità di un territorio di rispondere alle esigenze essenziali per un buon stile di vita, misurando la stabilità, i servizi sanitari, la disponibilità di beni e servizi, la sicurezza personale, la qualità delle infrastrutture, l’offerta educativa e culturale, l’attenzione all’ambiente.
Il tetto del Victoria Market, il grande mercato della città, ospita dal 2003 un imponente impianto fotovoltaico.
A conferma dell’impegno sulle tematiche ambientali, nel 2010 è stato lanciato il 1200 Building Program[11] che si propone di incentivare il retrofitting dei principali edifici, dirottando due miliardi di dollari di investimenti privati in tecnologie green e creando nuovi posti di lavoro.

Sydney Smart City

Quando la città ospitò i giochi olimpici nel 2000, fu una delle prime a usare le risorse economiche e l’attenzione dei media quali opportunità per rendere più verde il territorio. Il villaggio olimpico è ancora oggi un ottimo esempio di spazio green che ha ispirato i progetti successivi di Londra e Vancouver.
Oggi la città sta sperimentando varie azioni in logica smart, specie nell’ambito del progetto SmartGridSmartCity[12] che prevede la sperimentazione di soluzioni tecnologiche per le case, per la gestione dei rifiuti e per la ricarica dei veicoli elettrici.
Sydney si trova al settimo posto della classifica delle città più vivibili del mondo dell’Economist Intelligence Unit.

Le immagini che accompagnano l’articolo sono disponibili su Flickr al seguente link.

Questo articolo è stato pubblicato su www.smartinnovation.it

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